Ave Maria

13.12.2025

Maggio e ottobre sono tradizionalmente i mesi dedicati alla devozione mariana. In questo contesto di spiritualità popolare e liturgica, anche la musica ha avuto un ruolo di primo piano nel valorizzare la preghiera (Antifona) più celebre dedicata alla Vergine: l'Ave Maria.

Dalle monodie medievali alle raffinate architetture polifoniche del Rinascimento, passando per le intime preghiere romantiche fino alle sorprendenti rivisitazioni contemporanee, l'Ave Maria ha ispirato musicisti di ogni epoca, stile e provenienza. Eppure, nel repertorio eseguito oggi, soprattutto in ambito nuziale, le versioni che dominano sono sempre le stesse: Schubert, Gounod e la cosiddetta Ave Maria di Caccini. Ma cosa ci stiamo perdendo?

Cominciamo proprio da qui: G.Caccini, compositore fiorentino vissuto nel Seicento, non ha mai scritto un'Ave Maria. Eppure, sotto il suo nome circola una delle versioni più eseguite e registrate. Si tratta in realtà di un brano composto nel 1970 dal musicista russo Vladimir Vavilov, che amava firmare le sue opere come "anonime" o attribuirle a compositori antichi per dare loro maggiore diffusione. L'equivoco, alimentato da arrangiamenti successivi, ha portato alla falsa attribuzione che ancora oggi persiste.

Altrettanto affascinante è la storia dell'Ave Maria di Arcadelt. Pubblicata nel 1842 e attribuita al compositore franco-fiammingo morto nel 1568, è in realtà una rielaborazione di P.L.Dietsch, basata sulla chanson Nous voyons que les hommes del 1554. Un esempio lampante di come l'idea di "tradizione" musicale sia spesso frutto di reinterpretazioni successive.

F.Schubert, invece, compose nel 1825 un Lied intitolato Ellens Gesang III, originale in tedesco, ma divenuto celebre con il testo latino dell'Ave Maria, un esempio di "adattamento postumo" che ha avuto enorme successo.

Simile è il caso dell'Ave Maria di Gounod, che scrisse una melodia sopra il Preludio n. 1 in Do maggiore dal Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach. Una fusione affascinante tra due epoche, due sensibilità e due geni musicali.

Molti altri compositori si sono cimentati con questa invocazione mariana. F.Liszt ne scrisse diverse versioni, tra cui un Carillon ispirato a quella attribuita ad Arcadelt. G.Verdi, ostacolato dalla censura, dovette sostituire l'"Ave" con "Salve" nei Lombardi, ma tornò sul tema in Otello con il testo parafrasato e nei suoi mottetti sacri, perfino utilizzando una scala enigmatica.

G.Rossini compose un'Ave Maria costruita su due sole note, mentre Puccini ne inserì una nell'opera Suor Angelica. Mascagni, dopo averla composta, trasformò la sua Ave Maria nell'Intermezzo di Cavalleria rusticana, rimuovendone il testo.

Nel mondo slavo, troviamo la preghiera nella versione in antico slavo ecclesiastico "Bogoroditse Dievo, raduisya", resa celebre in forma corale da Rachmaninov (nei suoi Vespri) e da Stravinskij.

Tra XIX e XX secolo, anche la Francia produsse numerosi mottetti dedicati alla Vergine, spesso destinati alla voce solista con organo o a formazioni corali. Tra gli autori ricordiamo C.Franck, G.Fauré, Th.Dubois, E.Gigout, J.Halévy: tutti contribuirono a una raffinata liturgia musicale, dove l'intimismo si coniuga con l'armonia romantica.

La devozione mariana non è scomparsa nella musica contemporanea, anzi. Tra gli autori recenti troviamo il basco J.Busto, l'estone U.Sisask, l'iconico A.Pärt. Segno di una devozione che continua a reinventarsi.

Chiudiamo con una nota poetica e personale. Anche A.Piazzolla, il grande compositore argentino figlio di immigrati italiani (come Papa Francesco), ha lasciato una sua Ave Maria. Scritta nel 1984 per oboe e pianoforte come colonna sonora del film Enrico IV tratto da Pirandello, è una pagina di intensa spiritualità. Poco prima della sua morte, donò il brano alla cantante Milva, sua amica dal 1981, chiedendole di eseguirlo "al momento giusto". Fu eseguito al mondo intero durante il Grande Giubileo del 2000.

Andrea Schiavio


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