Omaggio a Perosi
La risurrezione di Cristo oratorio in due parti
Quest'anno, in occasione della Pasqua, ricordiamo, con una sua composizione, il 150° anniversario della nascita del sacerdote e musicista, organista e compositore, don Lorenzo Perosi.
Nato a Tortona il 21dicembre 1872 e morto a Roma il 12 dicembre 1956, avviato dal padre alla musica, iniziò gli studi regolari al conservatorio di Santa Cecilia e, in seguito, al conservatorio di Milano con M. Saladino. Nel 1890 fu nominato organista e maestro di canto nell'abbazia di Montecassino. Nel 1892 riprese gli studi al conservatorio di Milano, diplomandovisi e perfezionandosi poi a Ratisbona con F.X.Haberl e M.Haller, nel 1893. Verso la fine di quell'anno assunse l'incarico di maestro di canto nel seminario di Imola, dirigendo la cappella del Duomo, come poi quella di San Marco a Venezia. Consacrato sacerdote, ebbe modo di farsi conoscere dirigendo esecuzioni di proprie composizioni oratoriali , e nel 1898 fu posto a capo della Cappella Sistina.
Proprio in quell'anno comporrà l'oratorio per 7 solisti (3 soprani, contralto, tenore, 2 baritoni), coro e orchestra, la Risurrezione di Cristo.
I testi utilizzati da Perosi sono tratti dai vangeli, nella prima parte: dalla morte al sepolcro, Matteo capitolo 27, nella seconda, la Risurrezione, Giovanni 20.
Il preludio della prima parte è una pagina molto cara a Perosi, una sorta di concentrazione dell'atmosfera morale e spirituale, il portale di un edificio, come quelli creati dagli scultori del periodo Gotico e Rinascimentale.
Nella descrizione del Terremoto, troviamo il tema doloroso della natura inorridita al ferale spettacolo, tema che ritroveremo quando sarà chiuso il Santo Sepolcro, incontriamo poi una pagina di grande bellezza, il Crux fidelis del coro femminile.
Lo storico racconta gli episodi della deposizione e prepara a un'altra pagina di grande lirismo, dedicata alle due Marie al sepolcro: Plange quasi Virgo. La prima parte si chiude con il coro dei fedeli che all'Ecce quomodo moritur justus, mostra accenti di sentita devozione. La seconda parte, più ricca di uno stile personale, è preceduta da un Preludio (L'alba del trionfo) dalle sonorità ampie, che culmina nell' Alleluja gregoriano del coro. Maria corre al Sepolcro e lo trova vuoto, il movimento degli archi descrive l'ansia della donna, ed è quasi allietata dall'intervento dell'Alleluia e dal delicatissimo dialogo dei due angeli: Mulier quid ploras. Punto culminante è l'incontro con Gesù. Preceduto dal racconto dello storico, che descrive il ritorno di Maria sui propri passi e incontra Gesù senza riconoscerlo. La melodia esprime la carica di tenerezza di Cristo che guarda la donna. Dopo le prime parole di Gesù, che in uno slancio di amore paterno la chiama per nome, Maria lancia un grido altissimo e singolarmente cromatico, Rabboni, di grande potenza drammatica ed emotiva. Tra gli altri momenti, troviamo la consegna della volontà di Cristo ai discepoli, il bellissimo Victimae paschali laudes con il fugato Mors et vita, il finale dell'Alleluia che esalta la vittoria della vita sulla morte. Tutto ciò basta a rendere questa composizione viva, e sempre capace di incontrare il consenso dell'ascoltatore. Un momento importante di una personalità artistica ancora oggi ingiustamente dimenticata.
Andrea Schiavio