Padre Terenzio Zardini

14.12.2023

"Nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della Chiesa" (Papa Benedetto XVI).

La Liturgia cristiana si fonda sulla Parola di Dio; diventa un servizio pubblico per tutti e va curata con tutti i mezzi.

Lo strumento principale del dialogo liturgico tra noi e Dio è dunque la "Parola rivelata" posta sulle labbra di chi è chiamato, per vocazione battesimale, a servire la comunità, non solo leggendo e proclamando, ma soprattutto vivendo la Parola.

La bellezza dunque di una melodia, di un canto, dice, a chi ascolta, le emozioni, le passioni, le gioie, le sofferenze dell'anima; diventa una vera e propria esegesi della Parola. Chi non conosce l'arte del comporre, chi non sa pregare, chi non è ispirato, non scriva, per favore, non scriva note su testi liturgici. L'invito della Scrittura è esplicito:

"Cantate a Dio, cantate inni; cantate inni al nostro re, cantate inni; perché Dio è re di tutta la terra, cantate inni!

Con questa prefazione, in occasione del centenario dalla nascita, vi presento l'autore del famoso canto: "Dov'è carità e amore", Padre Terenzio Zardini.

Nato da Ernesto Zardini e Maria Montini nel 1923, fu battezzato col nome di Gaetano. Entrato nell'Ordine di frati minori a Vittorio Veneto nel 1939, assunse il nome di Terenzio. Fu ordinato sacerdote il 14 aprile 1947.

Dal 1947 al 1951 studiò Armonia, Contrappunto e Fuga al Liceo Musicale di Verona; dal 1951 al 1954 Composizione Principale al Conservatorio B. Marcello di Venezia, diplomandosi con lode sotto la guida di Gabriele Bianchi. L'esito del diploma fu premiato dal Ministero della Pubblica Istruzione con un soggiorno al festival di Salisburgo del 1954. Nel 1964, sempre a Venezia, si diplomò anche in Musica corale e direzione di coro.
Dopo aver frequentato per un anno il Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma, divenne organista e maestro di coro nella chiesa di San Francesco della Vigna a Venezia; nel 1957 e si spostò, con i medesimi incarichi, nel Convento di San Bernardino a Verona, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita.
Dal 1968 al 1994 fu titolare della cattedra di Musica corale e direzione di coro presso il Conservatorio "E. F. Dall'Abaco" di Verona.
Più di duemila le sue composizioni, edite in parte da LDC, Psalterium, Bérben, Suvini-Zerboni, Van Rossum e Carrara, tutt'ora in attesa di catalogazione.
L'imponente corpus di musica vocale e liturgica conta 20 messe, 8 cantate, 85 madrigali e 350 mottetti, alcuni dei quali premiati in concorsi internazionali di composizione. Vi si affiancano opere di ampio respiro per coro e strumenti (Cantico delle creature per soli, coro maschile e strumenti, 1965), lavori orchestrali (Tre movimenti, 1954; Piccola sinfonia, 1961) e cameristici (Quartetto d'archi, 1953; Sonata per pianoforte, 1951). Da ricordare il suo recupero, in tempi moderni, dell'opera Tetide in Sciro di Domenico Scarlatti eseguita in seguito all'Angelicum di Milano; ha anche scritto per la televisione le musiche del documentario Elena Silvestri. Il carattere della sua musica, spontaneo e sincero, gli valse numerosi riconoscimenti anche in importanti manifestazioni come nel caso del suo originalissimo brano corale Vae Ariel, che vinse il primo premio assoluto ad un concorso polifonico la cui commissione era presieduta da Goffredo Petrassi e Luigi Dallapiccola. Lontano dagli ambienti dotti e accademici, il suo genio musicale rimase circoscritto alla musica liturgica post conciliare, definendosi ironicamente «un condannato a comporre piccole musiche per piccoli cori di piccole chiese» e bollando come batarìa (cosa di poco conto) le proprie musiche. In sostanza Terenzio Zardini ha saputo superare coraggiosamente il passaggio della riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano Secondo, lavorando fin dall'inizio ai canti di nuova generazione nei quali profuse la sua vena melodica schietta e genuina. Colpito da una subdola forma di leucemia linfatica, morì a Verona il 23 Febbraio 2000.

Andrea Schiavio


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